US Catanzaro, c’eravamo tanto amati (si fa per dire…)

CALCIO

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di Antonio Battaglia – Solitamente si fa riferimento alla “quiete dopo la tempesta”; ma dopo un’altra eliminazione dai playoff è più lecito parlare di delusione permanente.

L’unica cosa che rimane della notte di Potenza è soltanto una profonda amarezza per la tifoseria giallorossa, costretta a fare i conti ormai con una maledizione che affligge la Catanzaro calcistica da più di quindici anni a questa parte.

Un periodo condito soltanto da speranze di rinascita, quasi sempre affievolite dopo poco tempo, e da un calo di entusiasmo che sembrava tuttavia parzialmente rinato nell’era Noto.

C’erano tutti i presupposti per risorgere subito dalle paludi delle precedenti gestioni, per permettere ai più giovani di provare finalmente con la propria pelle quella gloria giallorossa tanto decantata dai loro padri. E invece sono quegli stessi padri a dover ricordare ancora le grandi vittorie del passato in Serie A o del vecchio Militare pieno zeppo di persone elettrizzate.

Potremmo azzardarci a fare un paragone con “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, arcinoto romanzo di Milan Kundera. Trattasi, traslando un po’ il significato, della leggerezza di immergersi nei ricordi dei bei tempi per evitare di sbattere brutalmente contro la misera realtà.

La stretta attualità vede il club senza allenatore e direttore sportivo. Il biennio Auteri-Logiudice, vissuto tra luci e (molte) ombre, si può dunque dichiarare fallito. Ad un inizio entusiasmante, culminato col terzo posto in regular season, è seguita la cocente eliminazione dai playoff per opera della Feralpisalò e l’ultimo campionato costruito tra mille incertezze.

Gestione binaria del calciomercato estivo, proclami sbagliati, esoneri, contestazioni, richiami. E in mezzo ci sarebbero anche faide interne che preferiamo non approfondire. Nel calcio servono chiarezza e programmazione, elementi indispensabili per costruire progetti a lungo termine e, soprattutto, vincenti. E di chiaro, oltreché di vincente, in questa stagione c’è stato molto poco.

Certamente Gaetano Auteri ha le sue responsabilità, ma mandarlo al patibolo non sarebbe intellettualmente onesto. Un sarto rifinisce un abito in base alla stoffa che ha a disposizione. E il tecnico siciliano, nell’ultima fase stagionale, è stato costretto a lavorare su una squadra rinforzatasi con il consenso di un altro allenatore. Tanto basta a far comprendere il clima di forte precarietà che aleggiava dalle parti di Gioacchino da Fiore.

Una stagione nata “sotto contraria stella”, ma che consente certamente di affrontare il futuro con piglio più determinato e lucido. Gli scenari possibili sono molteplici, mentre dalla casa comunale trapelano soltanto indiscrezioni in merito al lavoro che sindaco e patron stanno portando avanti.

Quella che appare ormai certa è la scelta della società di affidare la direzione sportiva ad un profilo di spessore e capace di rilanciare sensibilmente le ambizioni del club. Ben venga una decisione del genere. Solo una figura autorevole può garantire continuità, fermezza, calma ma soprattutto interni comuni. Senza equilibrio, qualsiasi progetto si rivelerà un buco nell’acqua, anche con uno squadrone. E all’ombra dei Tre Colli ne sanno qualcosa.

Il Catanzaro ha perso un’altra volta la possibilità di riscrivere la storia, ma è altresì vero che nei prossimi mesi avrà la grande chance di poter scrivere il proprio futuro. Per farlo, sarà determinante la fame calcistica e la grande passione che contraddistinguono la città giallorossa. “Il sogno non diventa realtà da solo: bisogna corrergli dietro.”