Catanzaro del dopo Covid: le riflessioni di Pietro Mascitti

Pietro Mascitti

Prosegue il forum promosso dall’assessore alla cultura, Ivan Cardamone, che sta coinvolgendo i catanzaresi d’eccezione in ogni ambito su quella che sarà la città del dopo Covid.

A riflettere sulla questione è anche l’operatore culturale Piero Mascitti che ha voluto condividere le sue idee su come ridisegnare la Catanzaro del futuro.

CHI E’ PIERO MASCITTI

Storico braccio destro di Mimmo Rotella, catanzarese di origine e figlio del mondo, e’ un manager instancabile nell’arte e nella cultura. Vive tra Milano e Catanzaro. Allievo di Mario Foglietti, ha lavorato al Tg1 e poco più che ventenne è  riuscito a fare intervistare Nelson Mandela.

Ha prodotto docufilm con Mimmo Calopresti e realizzato decine di documentari per Sky Arte.

Ha ideato il premio Fondazione Rotella e scritto libri tradotti anche in lingua russa.

Ha collaborato con il Centre Pompidou e quando l’allora direttore del museo, Bernarde Blistene, per gli alti meriti artistici, gli propose di essere nominato cavaliere delle arti e delle scienze, declinò l’invito dicendo che la sua ambizione, citando Foscolo, era quella di restare nella memoria degli amici.

“CATANZARO 3.0 TRA ARTE E TRADIZIONE”

“Catanzaro dopo il Covid-19? Una città 3.0, simbolo metropolitano del sapere, come la Tirana di Edi Rama, una città fondata sul rispetto, sull’intelligenza e sull’immaterialità.

Qualche mese fa, appena rientrato in città ho detto: “I’m back!”. Perché il mio sogno per Catanzaro è trasformarla in una Smart Town, una città che per me significa casa, cultura, arte ma che anche momenti difficili legati al mio passato.

Una città-mondo, un po’ New York e Parigi, ma anche Città del Capo.

Una città di tradizione: non tutti, infatti, sanno che Catanzaro era anticamente conosciuta come la Città delle 3 “V”, ovvero: V di San Vitaliano, santo patrono; V di vento, in quanto costantemente battuta da forti brezze provenienti dal Mar Ionio e dalla Sila, tanto da aver ispirato un detto popolare che così recita: “trovare un amico è così raro quanto un dì senza vento a Catanzaro”; V di velluto perché centro serico fin dai tempi dei Bizantini (“V V V” era la sigla con cui venivano identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi ed i broccati provenienti dalla città).

Una città dell’arte, quella di Mimmo Rotella, di tanta intelligenza e del sapere collettivo. Capitale del mondo della cultura, riferimento personale e aggancio con i catanzaresi e i calabresi della diaspora intellettuale e professionale.

Tutto questo deve tradursi in realtà, planare sul territorio dei Tre Colli, attraverso progetti ambiziosi ma necessari, come quello del celebre architetto Mario Bellini per le tre Alte Torri a Siano, ma anche un rinnovato Waterfront a mare, un centro di eccellenza di viticultura a Germaneto, il rinnovo dell’ospedale secondo Renzo Piano e, un ponte di Calatrava tra Siano e il centro della città’.

Non in ultimo, una Film Commission come quella di Torino e sogno un museo di arte contemporanea a Villa Trieste.

Ecco il mio sogno, rivederla com’era una volta ma con una consapevolezza diversa, moderna e sempre più contemporanea.

Una città delle professioni, dove gli ultimi siano al suo centro. Perché come diceva Fedor Dostoevskij, solo la bellezza salverà il mondo.

E Catanzaro potrà alzare gli occhi e vedere, come cantava Rino Gaetano, “ma il cielo è sempre più blu”.

Redazione Catanzaro 7