Post Covid 19: ripartiamo da noi

Considerazioni sparse dopo il lungo periodo di restrizioni

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Dopo il lockdown da Coronavirus hanno riaperto le ‘gabbie’ e si è ritornati alla vita.

I bambini tornano al parco, i figli dai padri, gli sportivi sull’asfalto, possiamo abbandonare le nostre case.

Ma cosa significa veramente tornare alla vita? O meglio, com’è che si ritorna a fare ciò che non abbiamo scelto noi di vivere nel nostro quotidiano ma a cui, per un evento del tutto estraneo alla nostra volontà e alle nostre possibilità, ci è stato imposto di rinunciare?

E poi, come si riconquista realmente la libertà, anzi come la si esercita? Già, perché se è vero che ciò che non si allena poi funziona male, anche la nostra libertà va esercitata con buon senso.

In “The return” (1898) Joseph Conrad scriveva di una giovane coppia di sposi che per temperare l’impatto di un ritorno forte e men che mai graduale in ragione di un tradimento, s’immergeva nella routine senza pensare.

Ed invece noi dopo un fermo obbligato, sentiamo la necessità di pensarla questa libertà, di assaporarla, di vederla diversa, senza rituffarci nella routine incontrollata che precedeva il lockdown.

SAPER COSA FARE

Ecco perché questa libertà ritrovata non ha senso snobbarla o svilirla con atteggiamenti nichilistici di avversione e sfiducia nel domani, anche perché, è il caso di dirselo, non sarebbe neanche giusto addossarci l’un l’altro qualche senso di colpa o di irresponsabilità per il comprensibilissimo desiderio di porre fine a questa quarantena e per volerci, seppur amaramente, ironizzare sopra per alleggerire il peso di timori e tremori (come direbbe Kierkegaard) ancora troppo pesante da metabolizzare.

E allora, bando alle ciance. Dopo essere finalmente atterrati in questo stadio sospeso ed intermedio di “aufhebung”, che supera ma nel contempo interiorizza ciò che abbiamo passato, ovvero la fase 2, buttiamoci. Ma non a mare: per quello bisogna forse ancora aspettare come per il ristorante: forse lì ci vogliono i distanziatori di plexiglass tra una persona e l’altra, quasi come il mantello dell’invisibilità di Harry Potter.

E già, chi l’avrebbe mai detto? il plexiglass, l’oro del 2020, insieme a sanificatori, disinfettanti e mascherine, presenti nelle case di tutto il mondo.

E poi, ancora no fuori dalla propria regione, però potremo gironzolare senza autocertificazione e pure girovagare tra una città e l’altra.

SACRIFICI PERSONALI

Ed in ultimo, no, non ancora tra le braccia del vostro prossimo, o almeno non di chiunque: ci si vede tra i tanto discussi congiunti, considerati tali soltanto se affetti stabili, ma ora anche tra amici, purchè questi siano “veri”.

Insomma, l’amicizia “ad intermittenza” ai sensi del Dpcm.

Se abbiamo accettato di fare tutto questo per tutelare la nostra salute e quella degli altri, abbiamo dovuto  rinunciare agli amici in nome di un etilometro del rapporto stabilito dal governo, che ci ha fatto sapere che non le nuove disposizioni non dovranno essere intese come un “liberi tutti”, ma il ritorno alla vita dovrà avvenire in modo graduale, nel rispetto del divieto del famigerato assembramento, della distanza interpersonale, con la raccomandazione ai malati di non uscire per evitare inevitabilmente di incorrere in una denuncia per procurata epidemia.

E dire che questa pandemia ha cambiato il mondo, la gerarchia dei valori e la sensibilità delle persone.

IL PESO DELL’ ISOLAMENTO

L’isolamento ha lasciato un segno che non potrà essere messo tra parentesi, ma obbliga ad una riflessione di fondo. Mesi di chiusure e di relazioni interrotte hanno pesato su ognuno di noi.

C’è voglia di uscire, di respirare, di comunicare. Di ripartire.

Conviene allora pensare a forme di socializzazione diverse ma, rispetto a prima, più intense nei contenuti, all’insegna non più di una massificazione alienante, ma di una umanizzazione delle relazioni, di un rapporto più attento con l’ambiente, di una riscoperta dei valori della solidarietà ed, in generale, delle persone.

In questi anni abbiamo visto affermarsi alcune modalità di incontro, soprattutto tra i giovani, al punto da perdere la possibilità stessa di comunicare, di parlarsi, di ascoltarsi, di viversi.

C’è da augurarsi che i problemi sociali di questo periodo siano stati per tutti un’occasione per riscoprire modi di incontro e di divertimento più semplicemente umani e soprattutto più veri.

Ripartiamo da qui.

Bruna Critelli