Giovani Socialisti, dal 2 Giugno di metà del secolo scorso quante conquiste di democrazia

Giovani Socialisti, dal 2 Giugno di metà del secolo scorso quante conquiste di democrazia 2 Giugno 2020

Dopo 85 anni di regno della dinastia dei Savoia, di cui 20 sotto il regime fascista, i cittadini italiani, il 2 giugno 1946, furono chiamati a scegliere tra il mantenimento della monarchia nel Paese o l’inizio della Repubblica.

Il popolo scelse la Repubblica, e per la prima volta nella storia delle elezioni politiche in Italia, le donne votarono con suffragio universale.

   

Risposero in massa e l’affluenza superò l’89 per cento.

Ma la loro prima occasione di voto non fu quella del referendum del 2 giugno, bensì le elezioni amministrative del 10 marzo dello stesso anno.

Circa 2 mila candidate vennero anche elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra.

Nonostante avessero ottenuto il diritto al voto, solo la Costituzione del 1948 garantirà loro pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo. L’attuazione di questo programma, oltre alle secolari proteste, fu quindi favorito anche dalla forma di governo repubblicana, incline a promuovere i più elementari diritti civili, abolendo ogni forma di privilegio proprio della monarchia.

Tuttavia, nel complesso, la condizione della donna in Italia, risulta ancora oggi al di sotto dei Paesi più avanzati.

Per esempio, il tasso di occupazione è nettamente inferiore a quello maschile, risultando occupate nel 2010 solo 46 donne su 100, a fronte di una percentuale del 67% degli uomini.

Tali impietosi dati hanno numerose cause, ma alla base è evidente una incapacità ed una mancanza di volontà nell’attuare integralmente la parità di genere in diversi ambiti tra cui il mondo del lavoro all’interno del quale oltre ad essere vittime del gap salariale, e guadagnare meno degli uomini a parità di mansioni, vivono una condizione di segregazione sia orizzontale, sia verticale. Orizzontale perché lavorano prevalentemente in ambiti meno prestigiosi e meno retribuiti; verticale perché è raro trovare donne nelle posizioni apicali.  

Occorre quindi riflettere sul perché in epoca repubblicana, il divario uomo-donna sia ancora così ampio e su quali possano essere i rimedi più idonei ad evitare sperequazioni per promuovere la parità di genere in attuazione finalmente dell’art. 3 Cost che ne stabilisce l’eguaglianza. 

A ben vedere si tratta “soltanto” di un problema culturale da modificare alla radice mediante uno sforzo di pensiero da compiere nelle principali e più importanti istituzioni: la famiglia e la scuola. Insegnare a bambini e bambine che il sesso non deve essere discriminante nella scelta del loro percorso educativo, ma anche più in generale che il double standard (un giudizio morale considerato accettabile se applicato da uno dei due sessi, ma considerato un tabù se applicato dall’altro sesso) è solo un retaggio culturale.

Chi si affaccia oggi e si affaccerà nel prossimo futuro nelle relazioni, che siano personali o mediate online, dovrebbe avere ben chiaro il concetto di parità, ma anche quello di rispetto.

Agire sulla cultura della parità dei sessi non può che avere un risvolto positivo per l’intera società che oggi vive, anche per tali motivi, un’epoca di evidente degrado considerando, tra l’altro, l’altissimo tasso di femminicidi che in Italia è sensibilmente più elevato rispetto al resto d’Europa. In questo, la nostra amata Repubblica, che tanto progresso civile ha favorito, può essere considerata ancora giovane. C’è tanta strada da fare, ed alle nuove generazioni il compito di tracciarne la rotta con impegno e partecipazione civile. 

Federazione Giovani Socialisti Catanzaro

Circolo Garofano Rosso 

 

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