Comune, quel bisogno impalpabile di riunire Giunta e Consiglio

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di Danilo Colacino – Lo abbiamo già scritto, e lo ribadiamo: il consiglio comunale del capoluogo ormai può rientrare a giusto titolo nella categoria “Grandi Eventi”. Quasi una cerimonia di gala, non certo un appuntamento da inflazionare.

Troppo, è chiaro, il lavoro di Giunta e Assemblea che, anche a lockdown ormai abbondantemente finito, di riunirsi non ne hanno alcuna urgenza. Tanto la vulgata di chi decide in realtà a Palazzo De Nobili è che l’interessante è fare, non dire. Si, anche se in verità la normale, sana e vecchia, vita democratica del principale consesso civico elettivo imporrebbe di discutere.

E rendere note ai cittadini – nella loro ‘casa pubblica’ oltretutto – una serie di decisioni, peraltro sempre da ratificare seppur in via formale in virtù della cosiddetta dittatura della maggioranza.

Però che barba stare in sosta tra i banchi, magari per ore, a “perdere mezza giornata”. Una roba talmente noiosa che nessuno si è ad esempio ancora preso il disturbo, dopo enne anni di inagibilità, di fare pressione per riottenere la disponibilità della naturale e pluridecennale sede di dialettica politica locale: l’Aula Rossa.

Neppure ora che la Regione, chiamata in causa dal Municipio per il consueto scaricabarili (la forma più corretta nel caso di specie è quella plurale) ogni volta che si può, è della stessa ‘parrocchia’. Malgrado tutti sappiano che fra Sergio Abramo, e soprattutto taluni suoi alleati di spicco, e Jole Santelli non corra buon sangue. Anzi, tutt’altro.

Ma questa è un’altra storia. Comunque sia, come commentato a proposito del consesso regionale in occasione della recente approvazione di ben due “leggi truffa” (citazione parlamentare del 1953), si regolano al meglio pure in Municipio, considerato che a nessuno importa davvero quanto accada li. Il mondo, del resto, va così e poi perché indignarsi apertamente quando, prima o poi, un favorino a Tizio o Caio si è costretti a chiederlo.

È routine, insomma. O cose tipiche di Catanzaro, dove – a seconda dei frangenti – è sempre colpa o dovere di qualcun’altro fare – o meno – le cose che vanno – o no – fatte.

Della gente, invece, mai, per carità. Al massimo, infatti, ci si può lamentare per le strade o semmai in privato. L’importante è che al momento opportuno, in particolare nei “faccia a faccia” con i rappresentanti del popolo come premesso all’uopo utili, si saluti con deferenza (e soprattutto si voti senza sbavature alle Amministrative).

E così è, se…