Il lockdown della Giustizia e le proteste degli avvocati

Risponde il presidente dell'Ordine

toga di un avvocato con foto del presidente Talerico

La pandemia della giustizia sospesa: intervista al presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro

L’emergenza Covid, con lo stop imposto il 9 marzo scorso a tutte le attività espletate nei “luoghi di legge”, ha inferto un ulteriore micidiale colpo: l’Italia, uscita dal lockdown, è entrata nella fase 2. Tranne la legge, rimasta ingessata in fase 1.

Una vera pandemia della giustizia.

Una situazione, questa, che rallenta ulteriormente un ingranaggio già di per sé tra i più lenti d’Europa e che lascia i cittadini privi dell’ottenimento dei diritti che spettano loro secondo la Costituzione.

Già il 29 maggio, davanti ai Palazzi di Giustizia d’Italia, si è svolto un flashmob di protesta degli avvocati con la consegna simbolica dei codici in segno di protesta contro l’espropriazione silenziosa di un diritto fondamentale della cittadinanza.

Ma ad oggi, ancora, nulla di fatto.

La preoccupazione per la lentezza della ripresa della piena attività nelle aule di giustizia

Let’s kill all the lawyers!”, ovvero “Uccidiamo tutti gli Avvocati!”.

Questa esclamazione la troviamo nell’”Enrico VI” di Shakespeare e sta a rappresentare questo: quando si vuole sopprimere lo Stato di Diritto e la Giustizia, la prima cosa da fare è eliminare chi chiede nei tribunali che la legge sia rispettata: gli Avvocati.

L’emergenza sanitaria causata dal coronavirus ha dunque sferzato un duro colpo al mondo dell’avvocatura, meglio di quanto avrebbe voluto fare “Dick the Butcher” nell’opera di Shakespeare, visto che l’attività giurisdizionale ad oggi è ancora sostanzialmente bloccata nonostante tutti gli sforzi degli operatori di giustizia.

La giustizia sospesa

In questa situazione di immobilità a farne le spese sono i diritti costituzionali dei cittadini alla difesa ed al giusto processo. E gli avvocati non vogliono essere complici di questo scempio.

La giustizia è rimasta sospesa, completamente esclusa dalla riapertura delle attività produttive. Hanno riaperto tutti: dai negozi di abbigliamento agli estetisti, ma i cittadini sono rimasti privi del diritto al giusto processo, dall’essere tutelati e garantiti perché i tribunali non funzionano. Ci sono duecento protocolli diversi in tutta Italia che generano confusione e all’interno di ogni tribunale ogni sezione ha delle linee guida diverse.

Un vero caos nazionale, con il rinvio di processi ad un anno, un anno e mezzo. Si pensi ad esempio a situazioni delicate come separazioni, divorzi giudiziari o altro, che dovranno aspettare gennaio o febbraio 2021, perché non si sa nulla.  In buona sintesi, attualmente non c’è alcuna possibilità di difendere gli assistiti.

La paralisi del sistema giudiziario

La paralisi è dunque assoluta, considerato che i processi vengono già fissati all’anno prossimo.

Il sistema giustizia è in uno stato di totale atrofia, senza dimenticare che ciò costituisce anche un danno economico per lo Stato se si pensa anche al contributo al PIL (40 miliardi di euro circa), senza considerare poi tutti i costi accessori e non quantificabili come la delusione e la sfiducia di cittadini e imprese che vedono allontanarsi ogni giorno di più la tanto sospirata decisione sulle controversie che li riguardano.

Alla luce di tutto questo, si rende quantomai necessario programmare fin da subito un sistema di gestione dell’attività giudiziaria che assicuri lo svolgimento dell’attività anche in caso di una eventuale (e scongiurata) recrudescenza dell’epidemia.

Quali potrebbero essere le soluzioni? Gli avvocati hanno chiesto di svolgere le udienze da remoto ma non ci sono i collegamenti, non c’è un sistema che permetta ai cancellieri ed ai giudici di aggiornare i fascicoli in smart working (esempio: il cancelliere da casa non può lavorare).

Se abbiamo fatto ripartire l’Italia, dovrà essere rimessa in moto anche la macchina della giustizia.

L’intervista è con noi l’avvocato Antonello Talerico, presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro e direttore della Scuola Forense dell’Ordine di Catanzaro.

Siamo in pieno lockdown della giustizia, quali sono le ragioni di questa prolungata paralisi giudiziaria post Covid ed il tardivo riavvio delle attività forensi?

“Il ritardo nella ripartenza dell’attività giudiziaria è collegato alla incapacità dello Stato di riorganizzare in generale i servizi e le attività pubbliche nel post lockdown. Dopo la scuola senza studenti e gli ospedali senza pazienti, abbiamo anche i tribunali senza avvocati e magistrati.

Oltre a ciò – prosegue il  presidente – si devono considerare le resistenze dei sindacati rispetto alla regolare ripresa delle attività da parte dei singoli operatori di cancelleria (con evidenti strumentalizzazioni del presunto rischio di contagio, in una regione come la nostra dove si è stati pressochè vicini quasi sempre al fattore R0) e, un grave ritardo nella risposta alle plurime richieste avanzate dagli avvocati e dalle parti, apparentemente giustificato dalla limitazione della presenza del personale nelle cancellerie, che ha inciso anche sulla produttività dei magistrati (in carenza dei loro assistenti) a cui va aggiunto il rinvio anche a distanza di un anno di circa l’85% delle cause che dovevano celebrarsi nel periodo di lockdown.”

“E poi – aggiunge Talerico–  l’abusato smart working, che contrariamente rispetto a quanto da qualcuno detto oltre a non consentire agli operatori di svolgere a distanza importanti attività (accessibili solo dalla postazione dell’ufficio), ha determinato anche facili giustificazioni nei ritardi maturati nelle plurime attività spesso sollecitate dall’Avvocatura. Del resto, lo smart working avrebbe dovuto consentire ai singoli operatori di rispondere a pec, email ed ai contatti telefonici (grazie alla deviazione delle telefonate). Sennonchè gli avvocati non hanno ricevuto risposta alle plurime pec, email e contatti telefonici, inutilmente tentati (specie con le cancellerie di alcune sezioni, in particolare quelle delle sezioni civili).”

“Certo che in questo quadro – rimarca l’avvocato Talerico– ha inciso anche una gestione centrale poco attenta se non sprovveduta, poiché il Ministro della Giustizia bene avrebbe fatto a prevedere una organizzazione e gestione del personale coordinata e/o comunque l’adozione di prescrizioni generali applicabili uniformemente su tutto il territorio italiano ed a tutti gli uffici giudiziari, con le dovute eccezioni per le regioni maggiormente colpite dal Covid”.

Ad oggi ci troviamo in una fase 2 che vede ancora ingolfata la macchina della giustizia: quali sono le proposte del COA?

 “Il Coa propone innanzitutto il rientro di tutto il personale amministrativo e di cancelleria ed una nuova riorganizzazione degli uffici e delle cancellerie. Una nuova riorganizzazione delle udienze, unitamente ad una razionale distribuzione degli affari giudiziari.

Potrebbe essere utile prevedere la fissazione di più udienze settimanali (ogni magistrato celebra in media non più di una udienza a settimana) e l’estensione della durata delle stesse, a cui dovrebbe seguire una chiamata delle cause per fasce orarie, cosi rispettando le prescrizione anti-covid ed al contempo dando corretta e celere risposta alla domanda di giustizia, che negli ultimi tre mesi ha subito un grave arresto. Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal livello e qualità del suo sistema giudiziario e sanitario e, rispetto a questi due ambiti la disastrosa gestione è sotto gli occhi di tutti.

A parte ciò, il Coa già nel periodo critico ha proposto attraverso la sottoscrizione dei plurimi protocolli con gli Uffici giudiziari un agevole impiego degli strumenti informatici e telematici (dal deposito telematico degli atti, anche di quelli penali, alle modalità di prenotazione online).

Infine, – conclude l’avvocato – l’Avvocatura pretende di trattare le cause, in maniera sicuramente ordinata e sicura, e di sollecitare il rientro del personale, meno (direi di annullarlo) smart working e più lavoro per tutti.”

Il ministro Bonafede ha annunciato che giorno 1 luglio p.v. verrà la riaccesa la macchina della giustizia: quali saranno le modalità di riavvio e quali misure saranno adottate per garantire il distanziamento ed evitare gli assembramenti?

“Sono state riaperte le discoteche, è ripartito lo sport (in particolare, si pensi al calcio dove il contatto è diretto ed immediato, in assenza financo di tutti i più elementari dispositivi di sicurezza) e tante altre attività che comportano la violazione di ogni prescrizione sanitaria anti-contagio, ma si continua invece a pretendere il distanziamento e il divieto di assembramento e/o l’uso di mascherine all’interno dei tribunali, così di fatto impedendo una concreta possibilità di ripartire”.

“Ed infatti  – rimarca l’avvocato – si fanno soltanto pubblici proclami quando si afferma che a decorrere dal 1° luglio la Giustizia ripartirà.

Per smontare facili entusiasmi basti riflettere su due dati: 1) le udienze sono fissate soltanto sino alla data del 15 Luglio 2020; 2) i magistrati stanno già procedendo a rinviare d’ufficio (senza neanche attendere la data di udienza) molti dei processi che si sarebbero dovuti celebrare tra il 1° ed il 15 luglio.

A questo si aggiunga che i sistemi di climatizzazione non potranno essere attivati e molte aule sono prive di finestre e di sistemi di circolazione d’aria.

L’insieme di queste condizioni renderà praticamente inattuabile la tanto sbandierata ripartenza delle attività dei tribunali, che pertanto verrà rinviata, se tutto andrà bene, al mese di settembre.

Fine dell’ennesima triste storia del sistema giustizia”.

 L’Avvocatura catanzarese, rappresentata dall’avvocato Talerico – che ringraziamo per l’esclusiva concessaci – rivendica con orgoglio il ruolo dell’attività giurisdizionale e rimarca l’impegno per rimettere in azione il motore inceppato della giustizia.

Con buona pace di “Dick the Butcher” e di chi vorrebbe eliminare gli avvocati dalle aule di giustizia.

Bruna Critelli